Clicca per entrare          Clicca per entrare


Clicca per entrare

Ecco una breve descrizione della storia dei rotabili tranviari a Roma e di quelli posseduti dal GRAF.
 
Materiale tramviario a Roma e del GRAF
 
Il GRAF è proprietario di un piccolo numero di rotabili tramviari provenienti dall'ATAC di Roma e acquistati ormai più di venti anni fa con un'operazione che, a quei tempi, appariva inconsueta e rischiosa. L'acquisto ha riguardato l'elettromotrice a due assi n. 907, "otto finestrini", del 1927 (costruz. Carminati & Toselli/CGE), i locomotori tramviari L11 e L13 (costruz. Carminati & Toselli/CGE/Hensemberger rispett. del 1927 e del 1928) ed il carro pianale P20 (costruz. Carminati & Toselli).
 
L'elettromotrice n. 907
 
L'elettromotrice n. 907 rappresenta pressochè tutto ciò che rimane in Italia dell'imponente parco tramviario di elettromotrici a due assi di Roma. Un solo altro rotabile tramviario romano sopravvive oltreoceano, presso il Seashore Trolley Museum di Kennebunkport, nel Maine (USA): è l'elettromotrice "sei finestrini" ex ATAC n. 279..
 
Clicca per entrare

Le elettromotrici "otto finestrini" (serie 497÷1047 ATAC [solo numeri dispari]) furono consegnate dai Costruttori tra il 1923 ed il 1928. Ultime vetture a due assi ad essere fornite all'ATAC, furono probabilmente quelle più eleganti. E', anzi, voce diffusa che esse fossero tra le elettromotrici di quel tipo meglio riuscite dal punto di vista estetico, anche in confronto con altre corrispondenti, sia in Italia, sia nel resto d'Europa.
 
Cassa e truck erano pressochè identici per tutte le vetture, mentre alcune differenze erano presenti nell'equipaggiamento elettrico: le elettromotrici fino alla 897, questa compresa, disponevano del classico comando diretto della trazione, le successive montavano un comando di tipo semidiretto, mediante teleruttore. Le "otto finestrini" erano in origine tutte bidirezionali, ma furono via via trasformate in monodirezionali a partire dalla fine degli anni Trenta.
 
Le "otto finestrini" viaggiavano spesso trainando un rimorchio (in rari casi persino due), costituendo così una composizione assai tipica del paesaggio tramviario romano, fino agli inizi degli anni Sessanta. Sfortunatamente, nessun rimorchio ATAC è sopravvissuto fino ad oggi.
 
Negli anni Trenta, l'ATAC decise di realizzare un veicolo tramviario articolato, utilizzando il materiale a due assi già disponibile: nacquero, così, le articolate MATER, dal nome del Costruttore. Per la loro messa in servizio furono impiegate cinquanta elettromotrici della serie 497÷897, ad una ad una permanentemente collegate, mediante un elemento intermedio privo di rodiggio, ad altrettanti rimorchi ad otto finestrini. In tal modo, le robuste ed eleganti "otto finestrini" sopravvissero, pur nella nuova veste, fino agli anni Settanta.
 
Le elettromotrici non utilizzate per le articolate MATER furono via via accantonate e demolite a partire dagli inizi degli anni Sessanta. Unica fra tutte le 276 vetture della sua serie, l'elettromotrice 907 sopravvisse alle massicce demolizioni del materiale a due assi poichè se ne prospettò il riutilizzo come veicolo di servizio. Rimase, tuttavia, accantonata a lungo, fino all'acquisto da parte del GRAF avvenuto il 19 giugno 1979. Attualmente, l'elettromotrice si trova presso le Officine Centrali dell'ATAC di Via Prenestina, dove è in corso il suo restauro funzionale, che avviene a cura del GRAF, con l'importante collaborazione dell'ATAC stessa. Ne è prevista la possibilità di circolare nuovamente sulla rete tramviaria romana come veicolo storico
 
I locomotori L11 e L13 ed il carro P20
 
I nove locomotori tramviari dell'ATAC (serie L11÷L27 [solo numeri dispari])furono costruiti nella seconda metà degli anni Venti per la trazione dei convogli merci sulla rete tramviaria di allora. Il traffico merci era, infatti, notevole ed articolato. Prevalentemente, tale traffico era rivolto al rifornimento dei mercati rionali ed al trasporto di materiali da costruzione dalle cave fino ai cantieri. Non mancavano, inoltre, i servizi interni all'ATAC, quali trasporti di rotaie ed altri elementi di armamento.
 
I locomotori disponevano di una cassa di disegno semplice, con cabina centrale e due avancorpi. Erano stati costruiti con possibilità di accoppiamento a comando multiplo, particolarità che peraltro venne pochissimo impiegata, e con alimentazione sia dalla linea aerea che da batterie di accumulatori, collocate negli avancorpi. Quest'ultima possibilità era ritenuta importante per l'impiego sui raccordi delle cave, in quanto spesso essi erano costituiti da binari posati in via provvisoria senza linea aerea di alimentazione.
 
I locomotori furono progressivamente accantonati e demoliti, ad eccezione degli L11 ed L13, acquistati dal GRAF, e degli L23 ed L27, tuttora appartenenti al parco veicoli dell'ATAC, sebbene accantonati. Dei due locomotori tramviari L11 e L13, il primo è stato sottoposto a restauro estetico, mentre l'altro è in attesa di ricevere le stesse cure.
 
A fianco dei locomotori, l'ATAC impiegava nel traffico merci un discreto numero di carri a due assi (ben 64 in tutto, dei quali 16 chiusi ed i restanti a pianale con sponde basse). Di questi veicoli, è oggi conservato, a cura del GRAF, il solo carro pianale P20 che è in corso di restauro estetico.